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Il Consiglio dei Ministri approva in via definitiva il dlgs di attuazione della direttiva 2014/26/UE sulle società di gestione collettiva del diritto d’autore

In data 3 marzo 2017, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini, ha approvato in esame definitivo il decreto legislativo di attuazione della direttiva 2014/26/UE sulla gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multi-territoriali per i diritti su opere musicali per l’uso online nel mercato interno.

Nello specifico, il decreto disciplina: l’organizzazione, l’attività e i profili di trasparenza degli organismi di gestione collettiva, stabilendo regole precise sulle attività di riscossione e d’impiego dei proventi; l’obbligo di una relazione di trasparenza annuale; i criteri per la concessione, da parte degli organismi di gestione collettiva, di licenze multi-territoriali per l’esercizio di diritti su opere musicali diffuse su reti online; le funzioni di ispezione e vigilanza dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Sul provvedimento sono stati acquisiti i pareri delle Commissioni parlamentari competenti.

Negativo il commento del Presidente di NUOVOIMAIE, l’avvocato Andrea Miccichè.

Un’altra occasione persa! Il decreto di recepimento aggiunge elementi di confusione normativa che finiscono col peggiorare, per quanto possibile, il già complesso scenario in cui operano le diverse collecting dei diritti degli artisti che, come noto, già si trovano in regime di concorrenza. Da anni e in più occasioni ci era stato detto che il recepimento della Direttiva collecting rappresentava la sede opportuna per riordinare il settore della gestione dei diritti connessi. Invece no. Ancora una volta ci troviamo a essere i destinatari di una legge che – con riguardo alla gestione collettiva dei diritti degli artisti –  aumenta le criticità esistenti e ne introduce di nuove! Basti pensare che il testo di recepimento non impone alle collecting dei diritti degli artisti di sottostare agli stessi obblighi di efficienza, trasparenza e governance, poiché questi dipendono dalla forma giuridica adottata. Così, ci potremo trovare in una situazione in cui alcuni intermediari dei diritti degli artisti saranno tenuti a ripartire i diritti in modo analitico ed entro un termine preciso mentre altri potranno ripartire secondo regole proprie e nei tempi preferiti. Parimenti, alcuni  intermediari dei diritti degli artisti saranno obbligati a elaborare una relazione annuale riportante  tutti i dati sull’attività svolta e sul rispetto dei profili di efficienza e trasparenza mentre altri intermediari saranno svincolati da tale obbligo. Il decreto, in sostanza, “codifica” un sistema che potrà fornire un vantaggio competitivo a quelle collecting dei diritti degli artisti che adotteranno la forma giuridica più conveniente. A ciò si poteva ovviare solo prevedendo che gli intermediari degli artisti – indipendentemente dalla forma giuridica adottata – fossero tenuti a rispettare  dei requisiti minimi uguali proprio con riguardo agli aspetti di efficienza e trasparenza.  Al contrario, i requisiti minimi previsti dal decreto di recepimento della Direttiva sono assolutamente inutili ai fini del corretto funzionamento del mercato liberalizzato e, cosa ancor più grave, il testo non prevede più l’unico vero requisito indispensabile, ovvero l’obbligo di detenere una banca dati delle opere e dei titolari dei diritti rappresentati da ciascun intermediario”.

Conclude il Presidente: “Il NUOVOIMAIE ha fatto il possibile per far sentire la propria voce in quei pochi spazi concessi nel corso dell’iter di recepimento della Direttiva che, purtroppo, è avvenuto senza alcun vero confronto con i soggetti interessati. Non c’è niente da fare. Gli artisti (attori, cantanti e musicisti) continuano ad essere trattati come figli di un dio minore, al contrario di altre categorie di aventi diritto, evidentemente ritenute più meritevoli di attenzione”.